Il diritto alla Blockchain


Il diritto alla Blockchain

Autore: Laura Cappello


Parlare di nuove tecnologie è sempre complicato perché ci sono aspetti puramente tecnici e, poi, ci sono aspetti che coinvolgono le persone nella vita di tutti i giorni.


Le nuove tecnologie nel campo informatico sono quelle che hanno un impatto maggiore nel quotidiano proprio perché possono essere applicate alle operazioni che svolgiamo tutti, migliorandone la qualità e velocizzando i processi. Tali tecnologie toccano spesso aspetti della vita quotidiana e, quindi, dell’interazione tra fisico e digitale, che non sempre possono essere inquadrati alla luce della legislazione vigente.


La Blockchain è una piattaforma software che opera su computer interconnessi - solitamente collegati ad internet. E’ un “nuovo” modo di concepire il software e anche la base dati.


Possiamo dire che la Blockchain è un insieme di regole informatiche che permettono ai software e ai dati di convivere in maniera sicura e senza un’entità (o server) centrale che ne determini il funzionamento. In altre parole, nessuno può staccare la spina: il software e i dati sono distribuiti (o diffusi “contemporaneamente”) a tutti i partecipanti (host o pc) della piattaforma stessa. I dati vengono replicati in blocchi uniti l’uno con l’altro come una catena, utilizzando degli Hash code (codici identificativi univoci) che legano il primo blocco al secondo e così via. La sicurezza è data proprio dalla distribuzione multipla (o replica) che ne rende la modifica fraudolenta impossibile (quasi - ma questo sarà trattato in un articolo successivo). La piattaforma non necessita di intermediari, non vi sono capi o gestori e i dati possono essere crittografati con chiavi pubbliche e private e tutto si basa sulla distribuzione attraverso i partecipanti (i loro pc). Si crea, quindi, una fiducia reciproca rendendo trasparente l’uso e le modalità attraverso script (piccoli software) con licenze Open Source (sorgenti software di pubblico dominio) - quindi verificabili da tutti.


La stessa piattaforma è Open Source e, pertanto, leggibile ed implementabile dalla comunità degli sviluppatori. Se la Blockchain è una piattaforma con regole precise e può ospitare dati e software e vari tipi di protocolli di comunicazione, al suo interno e, come strato superiore, risiedono applicazioni che gestiscono l’interazione tra i partecipantiQueste applicazioni possono essere di qualsiasi natura come, ad esempio, quella più nota a tutti, ovvero la criptovaluta. La prima app che ha introdotto la Blockchain è proprio una criptovaluta.


La Bitcoin è infatti una Blockchain egestisce appunto la moneta virtuale.


Nelle piattaforme blockchain ci sono i Token che equivalgono a software pacchettizzati. Anche la Bitcoin, in realtà, è un software e 1 Token equivale ad 1 Bitcoin. Da questo possiamo evincere che, all’atto pratico, la blockchain è il contenitore e i Token viaggiano all’interno del contenitore con un protocollo che ne consente lo scambio ed il funzionamento. Altri protocolli possono gestire beni o servizi oppure altre valute oppure anche dati che oggi sono considerati solo appannaggio delle istituzioni o enti governativi. Un altro esempio di protocollo che gestisce questi dati e software, è Ethereum.


Ethereum è un protocollo in Blockchain con una sua criptovaluta ETH.


Ethereum è una Blockchain aperta perché permette la creazione di software (script) chiamati Smart Contract. Gli Smart Contract sono dei pacchetti (software) che possono circolare ed essere utilizzati dai partecipanti della piattaforma, per svolgere operazioni e per ottenere risultati. Questi pacchetti (o applicazioni o script) sono creati dagli sviluppatori e si appoggiano alla piattaforma Blockchain con protocollo Ethereum, e standard - ad oggi - ERC20. Il software, all’interno dell’applicazione, decide in base ai parametri come comportarsi. In Ethereum, come nelle altre blockchain, vi sono i Token che rappresentano valore e vengono utilizzati negli scambi.


A differenza della Blockchain Bitcoin dove il Token è la Bitcoin, in Ethereum il Token può essere moneta ma non necessariamente equivalente ad 1 ETH (Ether).


Ecco perché possiamo considerarla aperta a nuovi sviluppi di qualsiasi natura. I Token possono essere acquisiti tramite una offerta iniziale da parte degli sviluppatori o partecipanti, detta ICO (Initial Coin Offer). Parlando degli Smart Contract nel protocollo Ethereum, la parola Contract viene usata proprio perché le operazioni che vengono eseguite nello script, “legano” (bind) due partecipanti in una “transazione” e il risultato dell’elaborazione equivale ad un contratto. Nei contratti vi è sempre un valore. Nel caso di Ethereum, il valore di appoggio per le operazioni è ETH (Ether criptovaluta). Ricordiamo anche, senza entrare troppo nel tecnico, che la piattaforma richiede una ricompensa o “carburante” per effettuare le operazioni. Solitamente il carburante viene automaticamente “pagato” alla piattaforma dallo Smart Contract, sempre in criptovaluta. Ethereum, quindi, è una Blockchain dove possiamo operare con degli standard che agevolano il programmatore e semplificano la trasposizione dal mondo fisico a quello digitale. Questi standard rendono estremamente SICURA la piattaforma e creano TRUST tra gli utilizzatori eliminando la barriera della “SECURITY ISSUE”. Cioè, il software si appoggia ad una struttura Blockchain già in essere e di per sé già strutturata con le regole della tecnologia: pacchetti o blocchi, distribuiti e immutabili e ovviamente Open Source.


Ethereum è, quindi, la piattaforma Blockchain che possiamo usare liberamente per costruire qualsiasi mondo digitale.


Il diritto della Blockchain

Altro discorso vale per la creazione e quindi l'esigenza di una BlockChain “privata”o “custom”. Spiego meglio: un'istituzione potrebbe non volersi appoggiare ad Ethereum, ma creare da zero una BlockChain. Assolutamente legittimo e possibile. Amazon ha recentemente aperto su AWS, il suo tool di sviluppo e piattaforma Blockchain. Con questa piattaforma abbiamo la scelta se usare Ethereum oppure direttamente Amazon per creare una nuova Blockchain. Quindi, è possibile soddisfare qualsiasi esigenza di qualsiasi natura utilizzando i potenti server di Amazon che già ospitano piattaforme di tutti i generi ed anche Blockchain realizzate da importanti società. Per realizzare tutto ciò, è necessario avvalersi di programmatori ed esperti di BlockChain Technologies. Abbiamo elencato gli aspetti tecnici e quelli operativi.


Adesso parliamo di norme e giurisprudenza, esistenti e non, da applicare o innovare o creare o eliminare per far si che questa tecnologia possa essere adottata come nuova forma di società. Se uno Smart Contract pre-configura un'operazione tra due entità via script software sulla BlockChain, l’acquisizione del Token (es. Smart Contract in Ethereum), comporta implicitamente l’accettazione delle regole e degli automatismi risolutivi dello Smart Contract.


Le regole sono scritte nel software e sono evidenziate da un documento (detto anche WhitePaper) che ne stabilisce principi, funzionamento e “costi”.


Si, perché, come abbiamo già evidenziato, le operazioni hanno un costo (“carburante”). Ricordiamo inoltre il “Proof of Work” e il “Proof of State” cioè il metodo di creazione di dati e di verifica della veridicità delle transazioni. Tutto ciò significa, di fatto, che se due parti acquistano (tramite una ICO Initial Coin Offer ovvero una offerta di partecipazione alla piattaforma in questione con un costo iniziale) i Token per eseguire gli Smart Contract, le stesse parti accettano e, di conseguenza, non possono eludere o contestare il risultato delle operazioni dell’elaborazione software all’interno dello Smart Contract. Facciamo un esempio concreto.


Oggi, il mercato della compravendita immobiliare è un business mondiale miliardario con guadagno per gli intermediari ed anche per i siti che ospitano annunci che si fanno pagare con la raccolta pubblicitaria. Gli attori sono: i proprietari-venditori, i potenziali acquirenti, le agenzie immobiliari, gli istituti di credito, i soggetti certificatori, le istituzioni per i registri pubblici e gli stati che disciplinano le leggi territoriali, con tutti i costi di gestione, intermediazione e tassazione connessi. Ipotizziamo di voler rivoluzionare il sistema portando, nella BlockChain, la compravendita immobiliare, eliminando intermediari e mettendo il TRUST (fiducia) e la Domanda/Offerta quali basi per le transazioni.


Scriviamo le regole di scambio ed inseriamo gli immobili negli Smart Contract. I venditori e gli acquirenti possono acquistare Token per poter partecipare a compravendite e/o ad aste, quest'ultime da intendersi, però, come processo di nuova valorizzazione degli immobili. Gli Smart Contract della piattaforma determinano automaticamente il prezzo in base alla domanda/offerta. Nasce così un nuovo mercato mondiale. Creiamo anche degli Smart Contract che gestiscono i feedback dei partecipanti ed un sistema di votazione a punteggio per le transazioni e per i beni.


Come possiamo inquadrare tutto ciò nella attuale normativa?


Le leggi esistono già e coprono tutto quello che stiamo ipotizzando per la nuova “immobiliare”, ma di fatto, quando realizziamo le app che gestiscono questo “nuovo business”, introduciamo regole che rendono molte delle leggi esistenti obsolete o inutili. Se il possesso e la titolarità del bene vengono certificati in entrata nella blockchain (tramite i canali istituzionali) - una tantum- ed anche l’identità del soggetto acquirente/venditore viene identificata al momento dell’acquisizione di un Token, tutti i passaggi successivi sono gestiti automaticamente e autonomamente dalla piattaforma e dai protocolli. Ed alla base delle transazioni economiche vi è la criptovaluta della BlockChain stessa. Possiamo quindi ipotizzare che gli scambi di beni immobili - concetto anch’esso della legislazione vigente - con controvalore in criptovaluta, seguano un loro percorso nella piattaforma. Si crea, così, un nuovoregistro di “beni immobili” - diciamo “beni” in generale o Token - gestito senza intermediazione di istituti o di soggetti certificatori. Anche la parte di credito finanziario è gestita negli Smart Contract.


L’acquirente può avvalersi di fondi interni alla piattaforma o fare anche lui una ICO o un crowdfunding o avvalersi degli “amici” che possono investire su di lui o con lui nell’acquisto della proprietà. Possiamo vedere un futuro di multiproprietà e di passaggi veloci e senza burocrazia, e rarissimi casi di contestazione che, comunque, verrebbero risolti in arbitrato con intelligenza artificiale facendo un “roll back” della situazione finanziaria e della titolarità fino al punto di contestazione. Tutto in pochi minuti. Tutto tramite software. Tutto nella piattaforma BlockChain. Forse, anzi probabilmente, cambierà il concetto stesso di proprietà. Molte delle realtà che giornalmente utilizziamo on-line - un esempio è Ebay, un’altro è Airbnb (ma ce ne sono di innumerevoli) - hanno introdotto situazioni di fatto richiedendo al legislatore interventi per inquadrarle. Altre volte, sono state cancellate norme burocratiche inutili per le piattaforme digitali. Il legislatore ha dovuto regolamentare anche situazioni di fatto per tutelare chi ancora “naviga” SOLO nel mondo fisico. Un esempio eclatante è il caso di Airbnb che non può offrire affitti per più di 60 giorni l'anno in molte città del mondo. Questo per tutelare gli affittacamere con regolare licenza.


Per concludere, la BlockChain è una tecnologia che ci permette con tranquillità di bypassare tanti passaggi costosi e tante intermediazioni inutili, creando un legame diretto tra tutti noi.


Le controversie che oggi sono fonte di dispendio di risorse, nella BlockChain sono gestite dalla comunità stessa, e comunque, rare che siano, decise, tracciate e commentate votando feedback e punteggi. Il sistema degli Smart Contract prevede anche il prelievo automatico della tassa - quella che noi chiamiamo tassa di proprietà e di passaggio - in percentuale ridottissima perché gestita PER TUTTI e DA TUTTI. Si creano così fondi comuni “virtuali” di moneta che non sono depositati centralmente ma distribuiti esattamente come la stessa criptovaluta. Anche l’uso e consumo di questi fondi - o tasse se vogliamo ancora usare questo termine - non viene gestito da nessuno e, allo stesso tempo, viene gestito da tutti. Ogni centesimo (di ETH o BITCOIN etc.) e l’uso che se ne fa, viene verificato da ognuno di noi.


Il metodo migliore per destinare il fondo comune e di ridistribuirlo, è quello di votare nella piattaforma e tracciarne l’utilizzo sia digitale che nel mondo fisico.

Oggi pensiamo al digitale come rappresentazione del mondo fisico e immaginiamo una tecnologia come la BlockChain che copia le realtà fisiche e le trasforma in blocchi e Smart Contract.

È esattamente il contrario. 

La struttura digitale, attraverso la BlockChain, è la base di partenza della “nuova realtà” che, conseguentemente, viene rappresentata, ove necessario, anche nel mondo fisico. 


Fonte: Linkedin Pulse Laura Cappello

Se ti è piaciuto l'articolo ricorda che l'Avvocato Laura Cappello è pure docente del Master organizzato e promosso dalla Blockchain Management School, la prima scuola di formazione manageriale in Italia dedicata esclusivamente alla Blockchain.


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